venerdì 10 aprile 2009

Pasqua

Una parola, un termine, un mondo dietro un semplice concetto.
Qualcosa che quest'anno assume un significato completamente diverso. Per me, per tutti, forse.
Mio padre e la mia famiglia vengono proprio da lì. Lui per fortuna sta bene, ci vorrà forse un pò per riprendere ritmo al lavoro, ma sta bene. Altri parenti e amici hanno perso la casa. Definitivamente. Ma sono stati tirati via dalle macerie incolumi.
Vorrei augurare una serena Pasqua a tutti.
Perché sia rinascita, per ognuno, per ogni cosa.
Un bacio e un abbraccio.
Marika

mercoledì 4 marzo 2009

Non avendo di meglio ...



Mi è capitato, di recente, di avere assoluta necessità di uno stuzzichino da antipasto e di averne bisogno abbastanza in fretta. Capirete che, avendo invitato amici a cena per le 20.30 e ritrovandosi sprovvista di qualcosa alle 20.00, abbastanza in fretta è un bell'eufemismo.
Di solito poi sono una tipa iperscrupolosa, di quelle che a scuola sono così insopportabilmente precise da essere soprannominate "Signorina Perfettini" ... almeno per me era così.
Il fatto è che di amici ne avevo invitati quattro, i quali in un'improvviso slancio di generosità hanno esteso l'invito ad altri quattro amici in comune, mossi a loro dire dal pensiero che a me a al maritino facesse piacere rivederli dopo tanto tempo.
Sarà che era davvero quella l'intenzione o si era già sparsa voce che per cena ci sarebbe stato il cinghiale al cacao? Ho degli amici curiosi come bertucce, davvero ...
Insomma, fortunatamente le portate erano tanto abbondanti da sfamarci un battaglione di affamati inferociti, che al pensiero di veder stazionare gli avanzi in frigo già mi venivano i brividi. L'antipasto però, se per sei era sufficiente, per dieci era davvero misero.
Come al solito quando hai urgenza, in freezer non c'è mai uno straccio di brisé o sfoglia o pasta da pane pronta all'uso. Fortunatamente però in frigo c'era un bel vasetto di senape all'antica (in grani) che faceva al caso mio ... ma come utilizzarla?
Beh, io ho pensato bene di buttarla nell'impasto degli scones.
Minima impresa, massima resa.
In più, caldi caldi di forno sono riusciti a far star buona l'orda barbarica mentre io impiattavo il primo. Comodo no?

Scones alla senape

280 gr di farina
1 cucchiaio di zucchero
1 cucchiaino di sale
1 pizzico di bicarbonato
1 cucchiaino di lievito in polvere
1 presa di pepe macinato fresco
60 gr di burro
2 cucchiai abbondanti di senape in grani
latte

Accendete il forno a 200°. Setacciate le farine insieme allo zucchero, al sale, al bicarbonato e al lievito. Aggiungete il burro a pezzetti e mescolate finché la farina non ne avrà assorbito la maggior parte.
Aggiungete la senape, il pepe e mescolate. Aggiungete gradatamente il latte senza mescolare troppo, finché la pasta non avrà raggiunto la consistenza giusta: morbida, umida ma non appiccicosa.
Stendete la pasta su un piano infarinato non più bassa di 2 cm e tagliate.
In forno finché non sono dorati e belli gonfi.
Buon appetito!

mercoledì 25 febbraio 2009

Profumo di casa


Da piccola, per motivi famigliari, mi sono ritrovata a viaggiare davvero troppo spesso. Quello che più nitidamente ricordo di questo mio interminabile pergerinare da un posto ad un altro, da una città all'altra e soprattutto da una casa all'altra, era quell'inconfondibile profumo, che metteva definitivamente fine ai miei musi e malumori, facendomi sentire finalmente a casa. Non so dire cosa fosse esattamente, se il profumo dei tigli in primavera o quel sentore di buono che perennemente albergava in casa di mia madre. Forse erano entrambe le cose, o ero io che incosapevolmente attribuivo un significato così importante a cose che magari altri danno per scontate.
Rimane il fatto che ad oggi poche cose hanno il potere di farmi sentire a mio agio, serena, a casa.
Leggere i vostri commenti è stato un pò come ritornare con la mente a quei momenti.
E quindi, da una come me, non potevate che aspettarvi un bel pezzo di pane profumato (e stavolta lo è davvero, dovreste essere qui con me ora per capirlo ...) dal sapore delicato e al tempo stesso rustico, di buono ... insomma DI CASA!
Complice la giornata di sole oggi ho fatto una passeggiata dalla mia fruttivendola di fiducia, Imma, ve la immaginate la mia espressione quando ho visto dei bei mazzi di borragine fresca fresca in bella mostra sul bancone?
Ne ho presa un bel pò e dopo averne destinata un pò ad una zuppa con patate e piselli, ad una bella frittata e agli gnocchi con la ricotta, ho ovviamente pensato al pane. In effetti mi sono fatta prendere troppo la mano!

Pane alla Borragine

biga
350 gr di farina per panificazione
150 gr di semola di grano duro
1 bel mazzo di borragine fresca
olio e.v.o.
1 scalogno piccolo (opzionale)
15 gr di lievito di birra
1 cucchiaino di malto
1 cucchiaino di sale
250 ml di acqua tiepida

Pulite la borragine cercando di utilizzare le foglie più tenere. Mettetela in un tegame con un filo di olio, pochissima acqua e se volete anche un piccolo scalogno a fettine sottili. Lasciatela stufare dolcemente, fatela freddare e sminuzzatela al coltello.
Setacciate le due farine, fate un pozzo e mettete al centro il lievito, la biga, il malto, metà dell'acqua e iniziate ad impastare. Appena il lievito e la biga sono amalgamate unite la borragine e a poco a poco il resto dell'acqua. E' un piccolo accorgimento perché comunque la verdura rimane molto umida e potrebbe costringervi ad aggiungere altra farina all'impasto.
Aggiungete il sale.
Terminate l'impasto e lasciate lievitare al coperto finché non raddoppia. Riprendete l'impasto e formate il pane come più vi piace. Considerando che a me la pasta é praticamente triplicata, sono riuscita a formare due filoncini e sei pani medi.
Infornate a 200° se possibile con un pò di vapore per i primi dieci minuti, fino a cottura del pane.
La dolcezza e la delicatezza della borragine donano un profumo straordinario a questo pane, in perfetto abbinamento con formaggi di media stagionatura, uova e carni bianche.
A voi la scelta!

Buon appetito!

giovedì 19 febbraio 2009

Un mondo tutto mio ... e un nuovo inizio!



Anni fa il mio papà, specie se intento ad osservarmi mentre preparavo qualche Marikaretto, mi faceva notare quanto ero assorta in quello che facevo, in particolar modo quando si trattava di pane ...
"E' che quando metti le mani in pasta sembri essere proprio su un altro pianeta!", mi ripeteva.
Ora di tempo ne è passato, ma io sono sempre la stessa, sempre assorta nei miei pensieri mentre impasto. Una sorta di alchimia mi avvolge e mi estranea dal mondo, mi rilassa ... Ora è il maritino che se la ride mentre mi osserva immersa nei vari libri di ricette a farfugliare su impasti vari neanche fossero formule magiche.
Ogni tanto poi mi lancio in qualche esperimento con l'entusiasmo di una bambina ... e devo dire che a volte mi dice anche bene, come in questo caso.
Si perché io le farine, con tutto il loro gusto, le ho sempre amate. Che ci posso fare è più forte di me! Qualche giorno senza impastare e già mi manca il profumo del lievito e il profumino del pane appena sfornato.
Alcune farine però hanno un valore aggiunto. Sapori che difficilmente riuscirei a riproporre con altri ingredienti.
Una di queste è la farina di grano saraceno. A me fa impazzire.
Così, dopo la polenta, i biscotti, la pasta ovviamente e la focaccia, ho deciso che era il turno della brioche, complice un vasetto di marmellata di mirtilli che mia cugina mi ha mandato direttamente dal Trentino ... una delizia!
Questo è quello che ho provato a fare:

Fagottini di brioche al grano saraceno
per circa 24 pezzi:

400 gr di farina per panificazione
100 gr di farina di grano saraceno
biga
10 gr di lievito di birra
280 gr di latte tiepido
1 uovo
60 gr di zucchero
80 gr di burro
1 cucchiaino di fava tonka grattuggiata
1 cucchiaino di malto
1 cucchiaino di sale
marmellata di mirtilli a volontà

per spennellare:
zucchero a velo
latte

Per prima cosa, setacciare le due farine. Fare un bel pozzetto nel centro, mettere il lievito e iniziare ad intridere con poco latte. Aggiungere la biga, il resto del latte, il malto e iniziare ad impastare. Aggiungere lo zucchero, il burro, l'uovo, la fava tonka (ma potete tranquillamente sostituire con quello che la vostra fantasia, o perversione, suggerisce) e a metà lavorazione aggiungere il sale. Impastare bene finché non prende corpo. A questo punto coprire e lasciar lievitare finché non raddoppia.
A questo putno potete prcedere a formarlo come più vi pare, io ero indecisa tra formare dei cornetti o dei saccottini e ho finito per creare un ibrido, ma credo che poco importi.
Stendete la pasta con il mattarello, farcitela, richiudetela e lasciate lievitare di nuovo fino al raddoppio.
Mescolate zucchero a velo e latte e pennellate.
Infornate a 180° finché non sono dorati, dipende dalla pezzatura, e non avrete voglia di avventarvi sul forno.

Buona merenda!

mercoledì 4 febbraio 2009

?

Beh, me ne sto qui davanti al computer con tanto di cuffiette I-pod ben conficcate nelle orecchie ad ascoltare una canzone di Bugo - Nel giro Giusto - avete presente? (Come ci sarà finita qui?)
Con questa vocina che mi assilla "... fammi entrare per favore ... ho bisogno di socializzare ... di uscire dal mio guscio ..." e ho la malaugurata idea di notare la data del m io ultimo post ... non è uno scherzo, vero? 17 NOVEMBRE? Okkavolo ...
Scusate, ma ho la testa tanto piena quanto la memoria della mia reflex e non riesco proprio a trovare il "mio giro giusto".
In poche parole, a casa per riposo forzato mi sto lentamente staccando dal mondo.
Ma non dalla mia cucina, figurati.
Quando mi passerà questa sorta di apatia e pseudo ammorbamento da casalinga semi disperata magarì la pianterò di autocommiserarmi - della serie ma che lo tengo a fare aperto il blog? - giuro che riprenderò con tutto lo spirito necessario, spero.
E' solo che è davvero deprimente non poter lavorare.
Non poter esprimere le proprie capacità.
Non mettere a frutto tutta l'energia e la passione che si possiedono.
Infatti sono sul punto di scoppiare ...
Devo necessariamente ritrovare le forze.

Marika

lunedì 17 novembre 2008

Spaccatine aromatiche ... con dedica



La dedica nel caso specifico è per Maurina, che ha voluto regalarmi un pensiero così gentile da non poterla ringraziare con un mio piccolo gesto.
Non voglio per questo dimenticare tutti voi che da questa estate e soprattutto ultimamente mi siete stati "vicini" (tramite internet ovviamente, vista la distanza geografica non indifferente con alcuni di voi), facendomi sentire meno malconcia del solito. Grazie di cuore a tutti: Alex, Anna, Aiuolik, Enza, Ester, Gunther, Le franc buveur, Nightfairy, Monique ... tutti, ma proprio tutti siete stati impagabili!
Avevo proprio bisogno di voi e del vostro buonumore. Ora le mie dita sono in via di guarigione, le unghie di un bel colorito melanzana andante e mi diverte quasi guardare le incisioni che mi hanno praticato sopra come una sorta di grottesco e masochistico tatuaggio a fiorellini ...
Ora tralasciando queste considerazioni futili (e anche un tantino disgustose), vi dedico queste piccole e profumate spaccatine, appena appena sfornate dalle mie infaticabili otto dita, spero davvero siano di vostro gradimento.


Spaccatine profumate

Biga di 16/20 ore (fatta con 500 gr di farina, 225 ml di acqua e 5 gr di lievito)

250 gr di farina di grano tenero (tipo 0)
150 gr di farina di grano tenero integrale
150 gr di farina di segale integrale
75 gr di farina di kamut
300 ml di acqua circa
25 gr di lievito fresco
1 cucchiaino di malto
sale
1 cucchiaino di cardamomo in polvere
1 cucchiaino di pepe macinato fresco

Iniziate con il preparare la biga. Miscelate gli ingredienti e lasciate lievitare il tutto per circa 16/20 ore. La pasta che otterrete è in dose doppia rispetto a quanta ne occorre per preparare il pane quindi utilizzatene metà o raddoppiate le restanti dosi.
Una volta ottenuta la biga, setacciate e mescolate le farine, fate un pozzo al centro e sbriciolate il lievito, aggiungete la biga, l'acqua e il malto. Iniziate ad impastare e aggiungete, a metà lavorazione, il cardamomo.
Verso la fine della lavorazione aggiungete il pepe e per ultimo il sale.
Lavorate bene l'impasto che deve avere una buona consistenza, ma essere ben manipolabile. Formate la palla e mettetela a lievitare al caldo finchè non raddoppia di volume. Rompete la lievitazione e lavorate appena. Spezzate a seconda del peso e della forma desiderata, io ho formato dei piccoli filoncini. Metteteli sulla placca dove li cuocerete e incideteli nel senso della lunghezza. Lasciate di nuovo lievitare finché non raddoppiano e cuoceteli a 200°. La cottura varia a seconda di quanto sono grandi i panini.

Ora metto a cuocere un bel pò di verza con mele e speck ... che dite, si abbinano bene?

Buon appetito!

mercoledì 5 novembre 2008

C'è sempre un buon motivo ...



... almeno per quanto mi riguarda, di sperimentare cosine nuove.
Giusto ieri, tanto perché il mio paesello era sotto un nubifragio senza precedenti, ho deciso di andare al mio alimentari preferito nel tentativo di trovare qualcosa che mi ispirasse ... avevo voglia di pasticciare con la farina. E anche un bel pò di pasta da riporto sa smaltire.
Ho stentato a soffocare piccoli gridolini di gioia quando mi sono imbattuta in una deliziosa ricotta di capra e ne ho acquistata un bel pò. Magari dopo il pane mi lancio in qualche sperimentazione dolce.
Poi, tornata a casa, non potevo davvero resistere alla tentazione di inaugurare il mio nuovo taccuino, con la ricetta che vi lascio oggi. La "QuoVadis" mi ha chiesto di provarlo e io ho accettato volentieri. Ho deciso quindi di parlarne sul mio blog perché ritengo che l'iniziativa sia stata una mossa intelligente e soprattutto perché mi sono trovata davvero bene. Mi piace.
Ora mi godo questo piccolo gingillo, arancione, nel quale riversare tutti i miei esperimenti culinari, almeno la finirò con il seminare foglietti e post-it con inidirizzi utili, menù, ricette indecifrabili e annotazioni varie.
Stamattina quindi, approfittando di un miracoloso mattino assolato, ho scattato la foto di rito all'unico panino sopravvissuto ... ah, non ve l'ho detto? Il profumo "assassino" di questo pane ha fatto molte vittime a casa ... quindi, non mi assumo responsabilità per la vostra incolumità!

Pane con ricotta di capra

400 gr di farina per panificazione
100 gr di farina 00
15 gr di lievito di birra
pasta da riporto (non l'ho pesata, ma ad occhio erano circa 150 gr)
100 gr di ricotta di capra
2 cucchiai di olio alle olive taggiasche (monocultivar)
1 cucchiaino di malto
1/2 cucchiaino di sale
una presa di pepe nero macinato al momento
acqua tiepida

Mescolate le due farine, fate un pozzo e sbriciolateci il lievito. Aggiungete due cucchiai di acqua tiepida, sciogliete appena con la punta delle dita e lasciate circa 5 minuti. Aggiungete la pasta da riporto, la ricotta, il malto e i due cucchiai di olio. Impastate e amalgamate bene, aggiungendo acqua quanta ne prende l'impasto, dipende da quanto è umida o asciutta la ricotta. A metà lavorazione aggiungete il sale e prima di terminare il pepe.
Lasciate riposare in ambiente umido e tiepido finché non raddoppia, spezzate a piacere e lasciate lievitare di nuovo. Cuocete con poco vapore a 200° circa, finché non sono dorati. Mi raccomando, non avventatevi sul forno, anche leggeremente tiepido questo pane è davvero delizioso.
Gustatevelo in tutta tranquillità con una bella fetta di Pata Negra o con dell'ottimo speck d'oca.

Buon appetito!



Il link alla QuoVadis ... nel caso siate curiosi!